Nuovo anno, ancora più incertezze. Cosa è cambiato nel mondo della logistica negli ultimi 12 mesi, e quanto è complesso fare uno scenario credibile per il prossimo futuro? Cosa si aspetta Fedespedi dalla combinazione tra instabilità politica, guerra dei dazi (anche interna agli Stati Uniti) e corsa tecnologica?
“Negli ultimi dodici mesi il mondo della logistica ha attraversato una fase di forte turbolenza. L’interruzione del traffico attraverso Suez, le conseguenti deviazioni via Capo di Buona Speranza, e le recenti tensioni in Medio Oriente, con il blocco dello stretto di Hormuz, hanno portato gli operatori logistici a gestire flussi più incerti, variazioni di costo continue e congestioni nei principali hub. Il tutto mentre le normative su dogane e sostenibilità evolvono rapidamente richiedendo maggiore efficienza, visibilità e riduzione dell’impatto ambientale. In un contesto così esposto a shock ricorrenti, ormai parte integrante dello scenario, fare previsioni è sempre più difficile.

Certamente l’instabilità politica e le crescenti sanzioni che caratterizzano il contesto attuale hanno portato a maggiori rischi e complessità, richiedendo strategie di mitigazione lungo le catene globali del valore. Tuttavia, lo scenario in continua evoluzione in cui ci troviamo e in particolare la corsa tecnologica in atto stanno anche incoraggiando un’accelerazione dei processi di automazione, digitalizzazione e integrazione, agendo come leve di innovazione ed efficientamento e evidenziando il ruolo chiave dello spedizioniere come di attore chiave, operativo e strategico, a supporto della competitività dell’export italiano”.
In base al vostro ultimo Outlook, l’Africa sub-sahariana è cresciuta più del doppio rispetto alla Ue nel 2025. Il blocco di Suez ha portato anche nuovi traffici sul West Africa, ci sono stati importanti investimenti nella zona atlantica e sui porti mediterranei africani, e così in Spagna. Sono cambiamenti che vedete strutturali o congiunturali?
“Esattamente, i dati emersi dall’ultimo Economic Outlook del Centro Studi Fedespedi confermano il forte dinamismo dell’Africa Sub-sahariana, che ha registrato una crescita del prodotto interno lordo del 3,8 (contro l’1,4% stimato per l’Ue), e un balzo del 17,9% nelle importazioni via container. A questo si somma l’impatto della chiusura di Suez, che ha costretto l’industria marittima a deviare massicciamente le rotte via Capo di Buona Speranza. Questa necessità ha portato nuovi traffici lungo il perimetro del continente africano e stimolato i volumi in diversi hub strategici del Mediterraneo e della penisola iberica, confermando incrementi notevoli registrati in scali nordafricani come Tanger Med in Marocco (+8,5%), e una tenuta positiva in Spagna in porti come quello di Valencia (+3,4%). In questo caso, si tratta di cambiamenti di tipo strutturale in cui le condizioni di scenario attuale stanno consolidando la crescita di hub strategici per i traffici del Mediterraneo su cui a partire dal pre-pandemia si sono concentrati importanti investimenti per il potenziamento infrastrutturale e dell’attrattività del traffico”.
Qual è la vostra opinione sul disegno della riforma portuale, al netto del fatto che debba ancora passare dal dibattito parlamentare? Cosa auspichereste per il settore?
“Fedespedi apprezza che il governo abbia avviato la riforma portuale con l’approvazione del disegno di legge da parte del consiglio dei ministri lo scorso dicembre. Il nostro auspicio è che la discussione parlamentare garantisca la massima condivisione e il coinvolgimento delle rappresentanze degli operatori del comparto, al fine di migliorare il testo. In particolare, accogliamo con favore la nuova ottica di coordinamento centrale da parte del Ministero, che permette una programmazione organica degli investimenti, anche se riteniamo opportuno evitare un’eccessiva centralizzazione delle funzioni delle autorità di sistema portuale.
La nostra proposta chiave per questa riforma è l’introduzione di una carta dei servizi portuale, modellata su quella aeroportuale, che fissi livelli minimi omogenei di servizio per tutti gli scali. Il problema del congestionamento, infatti, può essere attenuato laddove ogni operatore garantisca un servizio efficiente all’interno di una catena in cui ogni anello svolge in modo indispensabile il proprio ruolo”.
Imec, Suez, rotte marittime artiche. Il mondo della logistica globale sta guardando anche a tante nuove potenzialità, ma quanta concretezza c’è in questi progetti da un punto di vista italiano?
“La ricerca di nuove rotte e nuovi assetti logistici non nasce solo dall’esigenza di trovare alternative a Suez, ma da una trasformazione più profonda: garantire sicurezza nei trasporti globali e stabilità nell’approvvigionamento energetico significa creare nuove alleanze economiche e modelli di cooperazione in cui l’interconnessione non sia più un fattore di vulnerabilità, bensì una leva di sviluppo.
In questo senso, l’Imec rappresenta per l’Italia il progetto più concreto. Non è un semplice corridoio, ma un network geopolitico e logistico pensato per ridurre i rischi, contenere le minacce e rafforzare la libertà di movimento grazie al dialogo tra tutti gli attori coinvolti. Una visione che ha trovato conferma nella due giorni di incontri a Trieste il 16 e 17 marzo, culminati nell’evento presieduto dal vicepresidente del consiglio e ministro degli esteri Antonio Tajani: “Developing an Indo‑Mediterranean Perspective through the IMEC Network”.
Nell’arco degli ultimi due anni, l’intelligenza artificiale ci ha fatto vedere tutto ciò di cui è capace, e siamo solo agli albori della rivoluzione. Cosa vi aspettate, in termini negativi e positivi per il vostro specifico settore?
“Nel settore delle spedizioni l’intelligenza artificiale sta iniziando a trovare applicazioni molto concrete: dall’automazione delle procedure di quotazione all’integrazione tra Tms, sistemi documentali e piattaforme dei clienti, fino alla generazione assistita di documenti operativi come bollette doganali o pratiche di spedizione. Nei prossimi anni queste tecnologie accompagneranno anche la diffusione di strumenti digitali europei come eFTI ed eCMR, che renderanno sempre più centrale la gestione strutturata dei dati logistici. Accanto alle opportunità restano però sfide importanti, soprattutto in termini di cybersecurity, qualità dei dati e competenze interne. Per questo Fedespedi ha avviato il progetto Osservatorio sulla digitalizzazione delle imprese di spedizione, con l’obiettivo di mappare lo stato di maturità digitale delle aziende associate e raccogliere i migliori casi d’uso di AI nel settore”.
Leonardo Parigi