La nuova instabilità globale pesa sul futuro di shipping e logistica

di TEODORO CHIARELLI

Lo sviluppo del mercato globale della logistica è in continua crescita. Gli analisti prevedono per i prossimi cinque anni un aumento del 51% del volume d’affari. L’ultimo anno ha visto l’area Asia-Pacifico come mercato in più rapida ascesa, con 1380,3 miliardi di dollari e il 35,1% del mercato logistico globale. Segue al secondo posto il Nord America, con un fatturato di 936,9 miliardi, che rappresenta il 23,8% del mercato. Mentre dall’altro lato dell’oceano l’Europa detiene la terza quota di mercato (19,9%) con un fatturato di 782,8 miliardi di dollari. In questo ambito, l’Italia fa registrare un balzo in avanti, chiudendo l’anno appena trascorso con 117,8 miliardi di euro di fatturato e una crescita, però, di appena l’1,7%.

Insomma, il mercato logistico globale negli ultimi anni ha evidenziato una rapida crescita e una continua trasformazione, con un ricorso sempre maggiore all’innovazione tecnologica, puntando sull’efficienza operativa e sull’espansione strategica nei mercati emergenti. Ii dati recentemente diffusi da Horizon-Grand View Research e dalla panoramica che analizza andamento e tendenze del mercato della logistica globale, sono quanto mai interessanti. Esaminiamoli più in dettaglio.

Nel 2024 il mercato globale della logistica ha registrato un fatturato di 3.931,8 miliardi di dollari e si prevede che raggiungerà i 5.951 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuale composto del 7,2% tra il 2025 e il 2030 e un complessivo +51%. L’area Asia-Pacifico, come detto, s’impone come il mercato in più rapida crescita con il 35,1%, mentre gli Stati Uniti, pur scalando di una posizione, conservano un importante 23,8% del mercato logistico globale.

Analizzando più da vicino il mercato della logistica italiana, gli ultimi dati dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano evidenziano un fatturato di 117,8 miliardi di euro per il settore del trasporto merci e della logistica, con una crescita nominale dell’1,7%. Un dato che certamente conferma il ruolo strategico della logistica nell’economia nazionale, ma allo stesso tempo sottolinea la necessità di migliorare le performance nei prossimi anni.

La guerra dei dazi fra Europa e Stati Uniti, con l’escalation  iniziata il 12 marzo con l’amministrazione Trump che ha imposto tariffe doganali fino al 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio negli Usa provenienti dalla Ue e da altri partner commerciali, rischia però di stravolgere tutte queste previsioni. Altri dazi e contro-dazi, già annunciati o minacciati sia da Bruxelles che da Washington, arriveranno presto sul mercato mettendo a rischio affari transatlantici che valgono 9.500 miliardi di dollari l’anno, secondo le recenti stime della Camera di commercio americana. In questo fuoco incrociato di ritorsioni, anche l’Italia si prepara alle conseguenze di una guerra commerciale fra Europa e Stati Uniti.

Uno scenario che per un Paese esportatore come il nostro è molto preoccupante: gli Usa sono il secondo mercato per l’export italiano dopo la Germania, per un valore annuo che nel 2024 ha sfiorato i 70 miliardi di euro.

Ad essere coinvolti da queste misure sono soprattutto i nostri porti e aeroporti, dove nei primi nove mesi del 2024 sono transitati rispettivamente il 53% (35,8 miliardi di euro) e il 42% (27,9 miliardi) delle merci in entrata e in uscita dall’Italia, come emerge dal rapporto “Port Infographics 2025” di Assoporti, l’associazione nazionale dei porti italiani, e del centro studi Srm di Banca Intesa. Dei quasi 36 miliardi generati dall’interscambio via mare, 27,7 miliardi è il valore del nostro export verso gli Usa. Numeri che rendono gli Stati Uniti il primo cliente per il commercio marittimo dell’Italia.

I prodotti nazionali più esportati via nave su questa direttrice sono apparecchi meccanici, mezzi di trasporto, alimentari, bevande e prodotti chimici, che insieme valgono più di 21 miliardi di euro. L’import dagli Usa è invece composto in prevalenza da oil&gas e prodotti chimici (4,6 miliardi complessivi). In termini di tonnellate movimentate, i porti italiani più esposti sono cinque: Trieste (1,61 milioni di tonnellate), Livorno (1.01), Piombino (931 mila), Augusta (896 mila) e Genova (825 mila).

Nonostante la “guerra” dei dazi, Srm e Assoporti prevedono un aumento dei traffici container transatlantici nei prossimi anni in entrambe le direzioni.

A questo punto, bisognerà capire in che modo gli armatori reagiranno alla politica dei dazi di Trump. E quali saranno i possibili contraccolpi per i porti italiani, ancora sotto pressione per la crisi del Canale di Suez. Crisi che, a più di un anno dai primi attacchi Houthi, ha cambiato il traffico nel Mediterraneo costringendo la maggior parte delle navi portacontainer a navigare attorno al Capo di Buona Speranza. Situazione che difficilmente migliorerà nel 2025, nonostante la fragile tregua tra Israele e Hamas, per altro già ampiamente violata.

I dati di Srm-Assoporti riportano che il transito di navi sulla rotta del Capo di Buona Speranza si è intensificato passando da 128 milioni di tonnellate di stazza lorda a ottobre 2023 a 219 milioni a dicembre 2024. Viceversa, sulla rotta del Canale di Suez c’è stato un drastico calo, da 143 milioni a 39 milioni di tonnellate di stazza lorda. Anche l’affidabilità dei servizi di linea è peggiorata per adeguarsi alle nuove distanze richieste dalla circumnavigazione dell’Africa, per cui a dicembre 2024 quasi una nave su due (53,8%) risultava in ritardo.

Conflitto Russia-Ucraina, crisi di Suez, guerra dei dazi: sono tutti tasselli di una nuova instabilità globale. Shipping e logistica continueranno a svilupparsi o saranno risucchiati da una nuova recessione planetaria? La risposta, purtroppo, non ce l’ha nessuno.