Panamericano, il canale al centro delle attenzioni del mondo

La crisi climatica che viviamo in questo periodo storico sta dimostrando in tutta la sua plasticità come il cambiamento in atto non sia legato solo alle dinamiche ambientali. In base agli studi dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change, guidato dalle Nazioni Unite), il cambiamento climatico produce effetti da tre a quattro volte maggiori nelle aree polari, rispetto che alle latitudini mediterranee. Tuttavia, uno studio pubblicato su “Nature Climate Change”, condotto da ricercatori dell’Università della California Riverside (UCR), del Max-Planck-Institut für Meteorologie e della Colorado State University, prevede che le emissioni incontrollate di carbonio spingeranno le piogge tropicali a spostarsi verso nord nei prossimi decenni. Questo cambiamento potrebbe avere gravi ripercussioni sull’agricoltura e sulle economie delle aree vicine all’equatore, colpendo quindi popolazioni non abituate a situazioni così estreme, insieme ovviamente alle economie relative.

Come se non bastasse, intorno alla zona equatoriale si stanno moltiplicando gli effetti del cambiamento climatico, e lo scorso anno abbiamo assistito a una prolungata siccità che ha colpito duramente anche il Canale di Panama. Il governo del piccolo paese centroamericano ha dato il via libera a un importante progetto volto a contrastare i problemi di siccità grazie a un investimento complessivo di 1,2 miliardi di dollari, destinato alla realizzazione di una diga e di un bacino di accumulo nel bacino del fiume Indio. Questo intervento permetterà di potenziare le riserve idriche necessarie a garantire il regolare transito delle navi nel Canale, anche durante periodi di grave carenza d’acqua. Il progetto include inoltre la costruzione di un tunnel lungo 8,7 km e prenderà il via nel 2027, con una durata prevista di quattro anni. In passato, le limitazioni al traffico marittimo dovute ai bassi livelli d’acqua nel Lago Gatún — come accaduto tra il 2023 e il 2024 — hanno inciso significativamente sul commercio, riducendo del 10% la capacità di transito delle navi. Secondo il governo panamense, questa nuova infrastruttura rappresenta una soluzione strategica per far fronte alle sfide future e prevenire ulteriori interruzioni delle attività nel Canale. Ma l’infrastruttura è al centro delle attenzioni internazionali anche per le ripetute uscite pubbliche del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

trump

Dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, Trump non ha fatto mancare spunti particolari per capire dove punterà la sua amministrazione. Dalla Groenlandia al centro America, Washington punta a chiudere le interferenze per potersi poi dedicare con maggior vigore sul Pacifico e sulla Cina. E se i modi del nuovo presidente destano certamente imbarazzi e alzate di scudi, la strategia è sufficientemente chiara. Fin troppo, se consideriamo che, nel suo discorso d’insediamento, con la sua consueta disinvoltura, ha dichiarato: “L’abbiamo dato a Panama, non ai cinesi, e ce lo riprenderemo” (“We’re taking it back”). Le parole di Trump hanno riacceso l’attenzione su una delle più importanti vie di navigazione mondiali, il cui controllo è passato definitivamente nelle mani di Panama nel 1999, dopo decenni di gestione statunitense.

Il momento critico del Canale di Panama per la siccità si era sovrapposto alla crisi del Golfo, scaturita dall’instabilità politica dello Yemen, che aveva ulteriormente complicato i flussi commerciali marittimi internazionali. Il risultato è stata una sorta di “tempesta perfetta” che ha messo a dura prova il commercio mondiale, sollevando dubbi sulla stabilità delle principali rotte mercantili. Ma il primo trimestre dell’anno ha già portato grandi risultati per la Casa Bianca, per quanto riguarda Panama. Come noto, un consorzio formato dai fondi d’investimento statunitensi BlackRock e Global Infrastructure Partners e da Msc (tramite Terminal Investment) hanno annunciato la firma dell’accordo per acquisire da CK Hutchison Holdings di Hong Kong il 90% della società Panama Ports Company, che gestisce i due  principali porti di Panama, quelli di Balboa e Cristobal. Ma non solo, perché nell’affare da 17,5 miliardi di euro il consorzio ha acquistato l’80% di Hutchison Ports, che gestisce 43 terminal in 23 Paesi. Una mossa che arriva a distanza di poco tempo dalle dichiarazioni del presidente americano Trump, che incassa quindi un enorme dividendo a poche settimane dal suo insediamento.

canale panama

Evidentemente, però, le operazioni commerciali non bastano al tycoon. All’inizio di marzo, Trump ha rimarcato ancora una volta le sue intenzioni. Secondo quanto rivelato da un documento firmato dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, i funzionari del Pentagono sono stati incaricati di “fornire opzioni militari credibili per garantire un accesso militare e commerciale equo e senza restrizioni degli Stati Uniti al Canale di Panama”. Tale direttiva è stata classificata come da attuare “immediatamente”, segnalando la priorità che la Casa Bianca intende dare a questa strategia geopolitica. I transiti nel canale nei primi quattro mesi dell’anno fiscale 2025 (ottobre 2024-gennaio 2025) sono aumentati del 25,04%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando il traffico attraverso la via navigabile principale era stato ridotto a causa delle restrizioni dovute alla siccità. Tra ottobre 2024 e gennaio 2025, è stato registrato un totale di 4.042 transiti, con un aumento di 809 unità, nelle due tipologie di Panamax e Neo-panamax, secondo le statistiche fornite dall’authority che gestisce l’infrastruttura. I transiti giornalieri sono aumentati fino a 36 navi, grazie alle varie misure di gestione delle acque. Alla fine del 2023, il numero di transiti giornalieri era sceso a 22 navi al giorno, proprio a causa della siccità che aveva colpito l’area.

Leonardo Parigi