Il 2024 non era iniziato nel migliore dei modi, considerando un tenebroso -40% di traffico nel mese di gennaio, compensato poi in parte da una timida ripartenza. “Lo scorso anno, in questo periodo, avevamo perso tra il 20 e il 25% del traffico, e solo con una buona dose di impegno siamo riusciti a recuperare qualcosa nei mesi successivi”, racconta Mauro Piazza, presidente della Nuova Compagnia Lavoratori portuali di Venezia. “Ma qui dobbiamo affrontare diversi discorsi, che però creano tutti insieme una dinamica negativa che vediamo al momento. Andando con ordine, il primo tema è sempre quello della scarsità di ricambio generazionale sulle nostre banchine. Sono in porto dal 1990, ne ho sentite tante di storie anche sull’automazione e sulle rivoluzioni tecnologiche, e certamente molti avanzamenti si sono succeduti. Ma da qui a vedere il presente come l’ultimo tassello prima di un radicale cambiamento del lavoro portuale, ne passa eccome. La compagnia portuale di Venezia ha un 60% di soci con un’età superiore ai 53 anni, rendiamoci conto del fatto che questo dato ci dimostra quanto il sistema non sia integrato nel mondo contemporaneo”.
Anche perché, a differenza di quanto si crede, le compagnie portuali sarebbero ben contente di avere nuova forza lavoro tra i propri ranghi. “Per forza, anche perché altrimenti quale può essere il futuro dello scalo di per sé, e quindi del territorio? Ma prima di tutto consideriamo il fattore della sicurezza: avere uomini con un’età media così alta rischia di alzare di molto il rischio di incidenti e di stanchezza degli operatori. Inoltre, investire sul lavoro portuale per i giovani significa anche dare una risposta concreta al territorio e ai giovani, che possono essere beneficiari di un lavoro complesso ma reale e con buone prospettive”.

Ma per prendere delle decisioni servono anche delle figure di responsabilità, che possano firmare e decidere per il futuro di uno scalo. “Sono molti mesi che attendiamo che si sblocchi questa situazione paradossale dei presidenti dei porti, credo si sia andati davvero troppo oltre con le proroghe e i rinnovi a tempo. I presidenti delle adsp, quali che essi siano, servono per fare avanzare il sistema e le relative economie. Certo, le strutture e i commissari straordinari sono comunque operativi, ma è ovvio che nessuno di loro potrà avere l’autorità o le idee necessarie per intercettare nuovi traffici, per stringere accordi commerciali, per guardare oltre l’esistente e puntare a migliorare”. In attesa che Roma dia finalmente il via alle nomine di quasi tutti gli scali italiani, con Pasqua alle porte e con una situazione politica ed economica instabile, Venezia fa i conti anche con la situazione di un traffico merci che non ha mai rivisto i numeri precedenti alla pandemia.
“Sono passati esattamente cinque anni, è triste vedere come i calcoli si facciano mese su mese, perché se guardiamo al passato il confronto è negativo. Se anche a gennaio 2025 abbiamo fatto meglio rispetto allo scorso anno, non possiamo dire di essere tornati alla normalità”. Se consideriamo però un periodo storico che arrivi a toccare gli strascichi della crisi del 2008, qual è la normalità? “Difficile dirlo, anche se ora siamo distanti anni luce dal periodo precedente. Noi possiamo solo augurarci che la guerra dei dazi non prenda piede, anche perché cadremmo certamente in una spirale di negatività in cui a pagare sarebbero certamente le aziende e i lavoratori. In più, il mercato delle armi sicuramente può portare a una crescita industriale ed economica, ma com’è triste e pericoloso un mondo che si affida alle armi per crescere“.
Leonardo Parigi