C’è un filo che percorre tutta la storia della F.lli Razeto e Casareto: la convinzione che un oggetto funzionale possa essere anche bello, e che il bello possa essere anche tecnologico. Da oltre un secolo l’azienda di Sori, sulla riviera di Levante, produce maniglie, serrature e accessori per navi da crociera, superyacht e grandi liner. Una nicchia che, a ben guardare, non è poi così piccola. Il mercato dei superyacht e dell’alta nautica muove miliardi, e ogni dettaglio a bordo racconta qualcosa dell’armatore che ha commissionato quella barca. “Le richieste di oggi arrivano dagli armatori, non dai cantieri”, spiega Andrea Razeto. “Chi compra una barca vuole ritrovare a bordo la stessa qualità e lo stesso comfort che ha nelle proprie abitazioni. È questa domanda, sempre più esigente e raffinata, a guidare l’evoluzione del design nautico”.

Il quadro del mercato che Andrea Razeto descrive è quello di un settore in attesa. L’incertezza regna sovrana, a causa di dazi, conflitti internazionali, tassi che potrebbero tornare a correre. E chi vuole cambiare barca tende ad aspettare un momento di calma. “Vediamo una stabilizzazione, non un calo”, precisa Razeto. “Le barche più grandi mantengono ordini importanti, mentre il segmento medio è quello più sensibile. Ma è un momento di stanca dovuto prevalentemente a una congiuntura per cui gli ordini che sono arrivati negli scorsi anni, che sono stati notevolmente alti in termini numerici, sono oggi in cantiere. La fascia mediana, che una volta si concentrava sul chartering per famiglie, sta lasciando il passo a costruzioni più grandi, verso maxi yacht di armatori più esigenti”.
Dai dieci-dodici metri in su il quadro è più solido, ma senza le dinamiche di crescita del biennio post-pandemia. Il settore crocieristico e traghetti, invece, tiene: “Vediamo tanti nuovi ordini, ed è un comparto con cui lavoriamo da molto tempo”. Una diversificazione che protegge l’azienda dalle oscillazioni dello yachting puro. Preoccupa semmai un altro elemento: “Il crescente peso della finanza nel settore. Troppa spinta speculativa può generare rischi, come insegna la storia”.
A marzo 2026, la maniglia Oblò, progettata in collaborazione con Bernardo Zuccon di Zuccon International Project, ha ottenuto il German Design Award, assegnato dal German Design Council di Francoforte. È il trentacinquesimo riconoscimento internazionale nella storia dell’azienda, che include già il Design Innovation Award al Salone Nautico e gli Iconic Awards 2025. “Ricevere un riconoscimento come il German Design Award rappresenta un grande privilegio, non solo come progettisti ma come interpreti di una cultura più ampia”, ha dichiarato Zuccon. “Oblò nasce dalla volontà di trasformare un’intuizione progettuale in un oggetto capace di unire pensiero e tecnica, visione e produzione”. Per Razeto, i premi non sono fine a se stessi: sono la prova che il design può essere una leva industriale, non solo un elemento estetico. In un mercato dove la personalizzazione è la tendenza dominante, soprattutto nel segmento superyacht, dove l’armatore si porta il proprio architetto e definisce ogni dettaglio, avere un nome riconosciuto a livello internazionale apre porte che la sola qualità tecnica non basterebbe ad aprire.

Al Salone Nautico di Genova 2025, l’azienda ha presentato Eurek-Art: una collezione di maniglie artistiche realizzate interamente a mano da Giangi Razeto, che trasforma la ferramenta di bordo in oggetti unici ispirati alla scultura contemporanea. L’idea nasce dal dialogo con le fotografie di Claudio Colombo sui paesaggi marini delle Maldive, e porta il concetto di personalizzazione al suo limite estremo: ogni pezzo è irripetibile. Un passo coerente con la filosofia dell’azienda, che ha già realizzato maniglie in stile piratesco per una barca da 50 metri, arredi in stile James Bond su commissione di un armatore con gusti cinematografici, e maniglie con luci Led integrate per la segnalazione in caso di emergenza (certificate dal Rina) che trovano applicazione soprattutto sulle navi passeggeri di grandi dimensioni. Su un punto Andrea Razeto è netto: “Produrre in Italia significa mantenere qui la ricchezza. Se delocalizzi, la ricchezza la crei altrove. Il Made in Italy ha ancora un valore fortissimo, ma deve essere autentico, non raccontato.” L’azienda forma internamente il personale, alcuni collaboratori sono alla terza generazione. Ma il tema della manodopera specializzata resta aperto: “Sono pochi i ragazzi che si avvicinano a un mondo meccanico, artigianale. Rischiamo di perdere grandi opportunità.” Sul fronte dei mercati, l’Arabia Saudita è sotto osservazione: “Si stanno investendo enormi risorse nello sviluppo turistico e nautico. È un mercato interessante anche per le sinergie con l’edilizia di lusso.” Una direzione che conferma la vocazione internazionale di un’azienda che, da un borgo di mille abitanti sulla costa ligure, ha imparato a navigare in tutti i mari del mondo.
Leonardo Parigi