Palermo punta a essere il baricentro del Mediterraneo

I dati del 2025 parlano di una crescita diffusa su tutto il sistema. Qual è il quadro complessivo?

Siamo estremamente soddisfatti. I porti intorno a noi hanno subito pressioni significative per le tensioni geopolitiche, ma noi non abbiamo registrato inflessioni di rilievo. La quota prevalente dei nostri traffici riguarda il corto raggio mediterraneo, il che ci ha protetti dagli effetti più diretti delle crisi sulle rotte lunghe. E i numeri lo confermano: c’è stata una crescita su tutto il sistema, anche quantitativa. La Sicilia occidentale fa circa 2,2 milioni di passeggeri complessivi. Palermo da sola ha superato il milione di crocieristi nel 2025 (per la precisione 996.484, con 284 toccate, ndr) e punta a 1,27 milioni entro il 2027. Anche i porti decentrati come Trapani hanno sorpreso: merci a +32,7%, ro-ro a +27,7%. Termini Imerese segna addirittura +56,4% nella movimentazione merci, con il nuovo terminal che in meno di un anno ha già movimentato oltre 73.000 tonnellate di container. Porto Empedocle +19%, Licata +36,5%. È una crescita diffusa, non concentrata in un solo scalo”.

annalisa tardino

Palermo come homeport: è un obiettivo concreto o ancora una prospettiva?

È un obiettivo su cui stiamo lavorando in modo strutturato. Chi si imbarca a Palermo, e non si limita a una sosta di transito, spende il doppio rispetto al passeggero in escursione. La differenza in termini di ricaduta economica sul territorio è sostanziale. Secondo uno studio che abbiamo commissionato a Risposte Turismo, la spesa diretta legata al turismo marittimo a Palermo nel 2024 ha già raggiunto i 101,1 milioni di euro tra turisti, equipaggi e armatori. L’obiettivo non è solo portare più navi: è costruire economie più solide e durature attorno a ogni approdo. Un homeport genera indotto diverso, più profondo. Per questo stiamo investendo sull’interfaccia città-porto, sul nuovo terminal crociere che il concessionario West Sicily Gate ha appena completato, sul dolphin per l’allungamento della banchina Sammuzzo.Nel frattempo, già da quest’anno avremo nuove compagnie: a Trapani debutteranno Four Seasons e Ritz-Carlton, Fred Olsen ed Emerald Cruises; a Palermo scaleranno Carlton Ritz, Viking e Aurora Expedition, in aggiunta a un panorama già ben assortito. È il segnale di un modello che si consolida: accanto ai grandi player, cresce il segmento delle navi di dimensioni medio-piccole, con standard elevati e una forte attenzione alla qualità dell’esperienza a terra.    Vogliamo che Palermo sia una realtà che non generi confusione ma che lasci ricchezza diffusa sul territorio”.

Il 70% dei turisti a Palermo è straniero. Quanto pesa la componente internazionale nella vostra strategia?

Moltissimo, ed è uno degli asset su cui puntiamo. Palermo ha un richiamo internazionale forte che si sposa bene con la domanda crescente di autenticità e qualità dell’esperienza a terra. La crocieristica invernale in particolare non cerca il clima, ma cerca il senso dei luoghi. Noi possiamo offrirlo. Ma vogliamo anche che i locali possano godere delle infrastrutture portuali. Stiamo lavorando per una fermata della linea di trasporto urbano che collegherà il teatro al molo trapezoidale, e vediamo come gli investimenti nell’area portuale che sono stati portati avanti negli anni diano benefici anche alla cittadinanza, che guarda sempre più a questi spazi come ad aree proprie. Giustamente, perché il porto deve essere parte viva della città, non un recinto separato”.

Sul fronte merci e sul ruolo del sistema nel Mediterraneo allargato, quali sono le priorità?

Stiamo lavorando per rendere i nostri porti più forti e capaci su tutti i fronti. Davanti a Licata e Gela c’è un tema di sviluppo importante, legato anche alla sostenibilità e al ruolo che questi scali possono giocare come hub energetici nel Canale di Sicilia. Il dialogo con i Paesi della sponda sud è costante: di recente ho avuto un confronto diretto con il console del Marocco. Tutto va portato avanti con visione ampia. Le direttive europee fissano i plafond, ma le direzioni sono chiare: sicurezza ed energia. Su questi due assi si concentreranno gli investimenti principali”.

porto trapani
Il porto di Trapani

Il cold ironing è uno dei temi su cui avete accelerato. A che punto siete?

Entro il 30 giugno 2026 completeremo l’elettrificazione delle banchine di Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle. Cinque porti su sette dell’intero sistema, finanziati con fondi Pnrr. È un risultato che ci pone in anticipo rispetto alla scadenza europea del 2030. Per le navi da crociera, che trascorrono molte ore in ormeggio con i motori accesi, l’impatto ambientale del cold ironing è diretto e misurabile. In totale, il piano di elettrificazione delle banchine nei porti crocieristici siciliani vale 171,2 milioni di euro tra il 2023 e il 2028. Il porto di una città come Palermo, a poche centinaia di metri dal centro storico, non può permettersi di essere una fonte di inquinamento: deve essere parte della soluzione”.

Qual è l’ambizione complessiva per il sistema che presiede?

Vogliamo che Palermo diventi il baricentro del Mediterraneo. Non è una formula retorica: è una posizione geografica che corrisponde a una posizione strategica reale. Il Mediterraneo è tornato al centro delle rotte globali, e la Sicilia occidentale si trova esattamente nel mezzo. I 500 milioni di investimenti previsti nel triennio 2026-2028, di cui 222 per nuove infrastrutture e ammodernamenti, 65 per dragaggi, 63 per terminal crociere, vanno in questa direzione. Nuovi terminal passeggeri a Trapani e Porto Empedocle, potenziamento dei fondali, interfacce città-porto. Un porto oggi non è solo un’infrastruttura: è un punto di incontro tra industria, territorio e comunità. Questo è il modello che vogliamo costruire”.

Leonardo Parigi