Il Gruppo Grimaldi è uno degli operatori più grandi del Mediterraneo, con otre 120 navi, un fatturato che supera i 5 miliardi di euro, e una rete che attraverso Grimaldi Lines, Minoan Lines, Finnlines e Trasmed collega Italia, Grecia, Spagna, Baleari, Tunisia e Mar Baltico. Sul fronte passeggeri, le ammiragli Cruise Roma e Cruise Barcelona, tra le più grandi navi ro-pax del Mediterraneo, con capacità fino a 3.500 passeggeri e prime del bacino a emissioni zero in porto, sono il simbolo di un gruppo che ha fatto del turismo marittimo di prossimità uno dei suoi assi strategici. Un segmento che nel 2026 sta andando bene, ma con più fatica del previsto. “Il punto di partenza è buono, ma potremmo definirlo anche turismo di prossimità, considerando il mare italiano, anche se procede a singhiozzi”, spiega Francesca Marino, passenger department manager del gruppo. “Non credo ci sia solo la paura di perdere un rimborso e il viaggio: ci sono timori più profondi, tra cui l’impatto del costo del carburante e un concetto che vede il conflitto in Iran molto più vicino rispetto a quanto effettivamente lo sia. In Grecia, che serviamo, si sono persi anche viaggi d’istruzione perché le coste erano percepite come troppo vicina alla Turchia. C’è un mix di misinformazione che impatta sulla scelta del viaggio, e poi purtroppo la non sempre percepita economicità delle destinazioni. La Sardegna, ad esempio, viene vista come un luogo d’élite, benché basti spostarsi di poco fuori dai centri più iconici per vivere una vacanza assolutamente disponibile e ricca di emozioni”.
Il risultato è una stagione più lineare rispetto all’anno scorso, che aveva vissuto di picchi record, soprattutto sull’estate e sulle rotte verso la Grecia, dove Minoan Lines collega il continente ellenico con Creta e le isole. “Parliamo di un contesto molto particolare. A differenza del 2025, dove avevamo registrato picchi interessanti ma apicali, nel 2026 è stato più lineare. Ora il momento non è dei più felici, nonostante i nostri numeri siano decisamente positivi. Ma ogni buon risultato porta con sé nuovi parametri di crescita, e gli ultimi record degli scorsi anni ci hanno fatto puntare a livelli ancora maggiori”. Una delle anomalie più significative è il comportamento delle prenotazioni. “È diventato tutto molto più last minute: le partenze si riempiono a ridosso della data, un dato soprattutto anomalo rispetto allo storico considerando queste destinazioni. L’utilizzo delle assicurazioni è un riflesso delle preoccupazioni dell’utente medio”.

La dinamica ha radici precise. I rincari del carburante e le tensioni internazionali hanno inciso particolarmente sulle prenotazioni di medio periodo, che si sono bloccate. “Stavamo subendo l’adeguamento delle attività del mondo aereo per il costo del biglietto. Se c’è una variazione di prezzo sul volo, la percezione cambia, e questa cosa ha comportato una misinformazione sulla domanda, congelando le prenotazioni. Il clima della guerra ha portato in più alla ferma di altre prenotazioni”. La compagnia ha scelto deliberatamente di non trasferire i rincari del bunker sulle tariffe, per non alimentare ulteriore incertezza.
Sul fronte internazionale, la fotografia è rovesciata. “Sul lato delle prenotazioni estere, il quadro è prevalentemente in controtendenza con gli italiani. Considerando soprattutto i turisti tedeschi che vengono a maggio e tra settembre e ottobre, i flussi sono costanti. Mentre quest’anno la Grecia ha visto una forte flessione di italiani in partenza verso le isole e il Peloponneso, i greci sono cresciuti nelle prenotazioni proprio verso l’Italia. È il mercato italiano quello più preoccupante. “Agosto sta andando molto bene, mentre le stagioni di spalla sono difficili ormai. È più faticoso rispetto al passato, va fatto un lavoro certosino sulla fidelizzazione dell’utenza, che va seguita durante tutto l’anno, e non solo nella fase di prenotazione. In passato esistevano mesi e periodi totalmente autonomi da qualsiasi iniziativa presa dall’azienda, era più semplice. Oggi la moltiplicazione di esperienze e la diversificazione delle opportunità consente anche maggiori possibilità di viaggio, e quindi “Ora c’è bisogno di lavorare tanto su ogni aspetto”. Uno dei problemi strutturali che Marino segnala è la mancanza di una narrativa comune sull’Italia come destinazione. “Partecipiamo alle fiere internazionali da lungo tempo, e nel padiglione Italia si vede la polverizzazione delle regioni, il concetto di lavorare insieme come destinazione Italia è totalmente assente. Diventiamo anche poco attrattivi, perché appariamo come confusionari. La concorrenza tra destinazioni interne come Sardegna contro Calabria, isole minori contro coste, non aiuta”.
La seconda sfida guarda invece al futuro. Il Gruppo Grimaldi ha in ordine nove nuove navi ro-pax – quattro per Grimaldi Lines, due per Minoan Lines e tre per Finnlines, con motori metanolo-ready e predisposte per il cold ironing – con consegne a partire dal 2028 e fino al 2030, per un investimento complessivo da 1,5 miliardi di dollari. Navi di nuova generazione, progettate con il coinvolgimento diretto del personale di bordo nella definizione degli spazi interni. “Abbiamo lavorato insieme per la progettazione degli interni, come devono essere organizzati i saloni e i punti di svago e di ristoro”. Ma chi le farà navigare è la vera domanda. “Il personale è davvero il punto cardine, perché il settore è sempre più complicato per la domanda di lavoro. Le posizioni richieste sono tante”. Il fattore umano a bordo, secondo Marino, è insostituibile dall’automazione: “Ci sono mestieri che credo debbano necessariamente restare in ambito umano. La sfida non è solo trovare equipaggi, ma far sì che lavorare su una nave non venga percepito come ripiego. È importante che ci sia un lavoro congiunto tra aziende, enti di formazione e società, perché si capisca meglio la reale opportunità della vita di bordo”.
Leonardo Parigi