A bordo di GNV: quando l’aula diventa il Tirreno

La differenza fra teoria e pratica viene colmata da un approccio diretto, grazie alla collaborazione tra l’Università degli Studi di Genova e Gnv, che ha aperto agli studenti di Ingegneria Navale le porte delle proprie navi per un’esperienza formativa a bordo. L’esperienza vissuta dagli studenti dell’Università di Genova arriva in un momento di profonda trasformazione per il trasporto marittimo. La transizione energetica, l’introduzione di nuovi carburanti, l’automazione crescente e requisiti sempre più stringenti in materia di sicurezza stanno cambiando il modo in cui le navi vengono progettate, costruite e gestite. Un’evoluzione che richiede competenze sempre più trasversali e che sta ridefinendo il ruolo stesso dell’ingegnere navale. In questo contesto si inserisce anche il profondo rinnovamento in corso nelle flotte dei principali operatori del Mediterraneo. Tra questi Gnv, che sta portando avanti un piano di investimenti da oltre 1,3 miliardi di euro destinato a introdurre entro il 2030 otto nuove navi, sei delle quali alimentate a gas naturale liquefatto (Gnl). Una trasformazione che non riguarda soltanto la sostenibilità ambientale, ma anche l’efficienza operativa, la sicurezza di bordo e la qualità dell’esperienza offerta ai passeggeri.

gnv studenti


La scelta di svolgere il viaggio d’istruzione sulla Gnv Virgo, la più moderna unità della flotta della compagnia, assume quindi un significato particolare. Per gli studenti non si è trattato soltanto di osservare da vicino una nave in esercizio, ma di confrontarsi con molte delle tecnologie e delle sfide che stanno caratterizzando il futuro del trasporto marittimo. Dalla propulsione a Gnl ai sistemi di automazione, fino ai nuovi standard di sicurezza e affidabilità, la nave è diventata per alcuni giorni un laboratorio galleggiante nel quale mettere in relazione quanto studiato in aula con la realtà operativa del settore. C’è un momento preciso in cui un ingegnere navale capisce davvero cosa sta studiando, ovvero quando si trova in sala macchine con i motori accesi, o in plancia durante una manovra d’uscita dal porto. Gnv lo sa, e per questo dall’11 al 13 maggio scorso ha ospitato a bordo delle sue due più recenti unità, Gnv Virgo per il viaggio di andata e Gnv Aurora per il viaggio di ritorno, un gruppo di laureandi del corso di laurea magistrale dell’Università degli Studi di Genova, durante un viaggio commerciale sulle tratte Genova-Palermo e Genova-Palermo. Un’esperienza immersiva a bordo di due navi in pieno esercizio, non in un cantiere fermo e non in un’aula. Due navi con il loro equipaggio, i loro impianti attivi e i loro tempi reali. 

aurora gnv

La scelta di Gnv Virgo e Gnv Aurora non è casuale. Si tratta delle due più recenti unità entrate nella flotta Gnv, entrambe alimentate a Gnl e rappresentative delle tecnologie più avanzate oggi adottate dalla compagnia. Rappresentano proprio il tipo di sfide tecnologiche con cui questi studenti si confronteranno nella loro futura vita professionale.  Propulsione a gas naturale liquefatto, sistemi ridondanti, automazione spinta, requisiti Safe Return to Port che – come ha scoperto con sorpresa uno degli studenti presenti, Andrea Villa – “trasformano profondamente il progetto, imponendo ridondanze tali da garantire il rientro in porto anche in caso di gravi avarie”. Il filo comune che attraversa le riflessioni dei partecipanti è uno solo: la distanza tra il modello e la realtà è più grande di quanto si pensi, ma è una distanza produttiva. “In università viene studiato ogni elemento della nave in maniera singolare, distinta e indipendente”, scrive Luna Rabagliati. “A bordo si percepisce in prima persona quanto sia complesso l’insieme progettuale. Un ingegnere navale deve sapersi giostrare trasversalmente su tutto il progetto, evitando di focalizzarsi su un solo aspetto per non perdere la mutua collaborazione tra gli elementi”. Matteo Lugli la mette in modo ancora più diretto: “Vedere la nave operativa consente di vederla come un essere vivente in cui ogni elemento ha un ruolo. Nella teoria quasi mai si considera la parte umana come variabile del progetto, cosa che però diventa fondamentale per la vita e la sopravvivenza della stessa”.

gnv virgo


È proprio il fattore umano la scoperta più ricorrente. Quasi tutti i partecipanti ammettono di non averlo considerato abbastanza durante gli studi. “Ciò che personalmente non mi aspettavo era ancora una così forte presenza del fattore umano”, scrive Matteo Arzani. “Durante lo studio dei processi di automazione si tende a dimenticare come questi strumenti debbano essere altamente ergonomici e user friendly”. Davide Chistoni descrive la capacità dell’equipaggio di gestire complessità come il risultato di due ingredienti precisi: “un’elevata preparazione tecnica e consolidate competenze comunicative e organizzative”. L’iniziativa si inserisce in una collaborazione strutturata che Gnv porta avanti da anni con il mondo accademico, accogliendo regolarmente studenti e laureandi sulle proprie navi.

Un investimento nella formazione che risponde a un bisogno reale del settore: il trasporto marittimo sta attraversando una trasformazione profonda (tra cui nuovi carburanti, automazione crescente, normative ambientali più stringenti), e le competenze che serviranno non sono solo quelle dei libri. Come sintetizza Riccardo Cananzi: “Spesso, essendo ingegneri, ci si concentra sui calcoli, sulle prestazioni e sulle normative, dimenticandosi che a bordo ci sono persone che devono utilizzare ciò che progettiamo”. 

Gnv Virgo

Leonardo Parigi