Il giorno di Natale del 2024, mentre la maggior parte dell’Europa era in festa, la petroliera Eagle S trascinava l’ancora sul fondale del Baltico per oltre 100 chilometri, recidendo il cavo elettrico Estlink 2 tra Finlandia ed Estonia. Danni stimati tra i 50 e i 60 milioni di euro, sei mesi di interruzione fino alla riparazione completata il 20 giugno 2025, equipaggio finlandese a bordo per accertamenti. La nave, battente bandiera delle Isole Cook, era riconducibile alla flotta ombra russa. Non è stato un caso isolato. Dall’ottobre 2023 al dicembre 2024, almeno undici cavi sono stati danneggiati nel Baltico. Un rapporto del China Strategic Risks Institute ha analizzato 12 incidenti tra il 2021 e l’aprile 2025 e ha concluso che in 8 dei 10 casi in cui è stata identificata un’imbarcazione sospetta, la nave era direttamente riconducibile a Cina o Russia attraverso la registrazione o la proprietà.
Il Mediterraneo non è il Baltico, sia per una questione geologica, sia per una giurisdizione più frammentata. Ma ospita una delle reti di cavi sottomarini più dense e strategiche del mondo. L’Italia è attraversata da sistemi che trasportano una quota rilevante del traffico dati tra Europa, Asia e Africa. Il cavo Unitirreno, operativo dal 16 ottobre scorso con 24 coppie di fibre e una capacità di design superiore a 624 Tbps, è il primo al mondo con questa architettura. Il Medusa collegherà Egitto e Portogallo per 8760 km attraversando il Mediterraneo. Il BlueMed e il GreenMed completano la dorsale adriatica. Non sono infrastrutture di nicchia: il 97% del traffico dati intercontinentale mondiale transita su cavi sottomarini.

La risposta europea è arrivata il 5 febbraio, quando la Commissione ha presentato il Cable Security Toolbox con 347 milioni di euro di investimenti immediati e un piano pluriennale che porterà i fondi dedicati ai cavi a 533 milioni di euro nel periodo 2024-2027, di cui 186 milioni già assegnati a 25 progetti. Il pacchetto prevede un bando da 20 milioni di euro per finanziare moduli di riparazione rapida dei cavi da installare nei porti e nei cantieri navali europei. È la prima misura che lega esplicitamente la sicurezza dei fondali alle infrastrutture portuali, riconoscendo che un porto attrezzato per la riparazione è anche un presidio di resilienza strategica. L’architettura complessiva si regge su quattro pilastri (prevenzione, rilevamento, risposta e deterrenza) e prevede il dispiegamento di droni a doppio uso civile-militare, sia subacquei che di superficie, e una rete di sensori sottomarini che copra tutti i principali bacini europei.
Droni sottomarini, anno zero
Il tema dei droni apre però un capitolo più opaco, che riguarda non solo chi li usa per difendere ma anche chi li usa per raccogliere informazioni. Nel 2024 le Filippine hanno rinvenuto sei droni sottomarini di produzione cinese recuperati da pescatori sui fondali del Mar Cinese Meridionale, equipaggiati con telecamere, sonar, lidar e modem acustici, capaci cioè di costruire profili dettagliati del fondale. La questione non è limitata ai dispositivi autonomi, visto che alcune navi commerciali di nazionalità cinese che operano regolarmente in acque europee sarebbero dotate di sensori passivi per la mappatura batimetrica, installati come parte di sistemi di navigazione avanzata ma con capacità dual-use evidente. Il profilo dei fondali è un’informazione militarmente sensibile, puntando anche a pianificare percorsi di sommergibili e identificare punti di vulnerabilità dei cavi. In questo quadro, ogni nave che incrocia regolarmente nel Mediterraneo e dispone di sonar attivo o passivo di precisione è potenzialmente un sensore di raccolta dati, anche senza che nessuno a bordo lo dichiari.
La risposta italiana si muove su più binari. Il Polo nazionale della dimensione subacquea, inaugurato a La Spezia nel dicembre 2023, coordina la cooperazione tra Marina Militare, industria e università su tecnologie di monitoraggio e robotica subacquea. Nel settembre 2024, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per l’istituzione dell'”Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee” (Asas), con l’obiettivo di costruire un quadro giuridico aggiornato per la protezione dei fondali. Nel dicembre 2024, Fincantieri e Sparkle hanno firmato un protocollo d’intesa per soluzioni integrate di sorveglianza dei cavi, in collaborazione con la Marina. Nell’aprile 2025, infine, nove operatori europei delle telecomunicazioni hanno inviato una lettera aperta a Ue, Regno Unito e Nato chiedendo un coordinamento rafforzato: non era mai successo prima.
I porti sono i terminali fisici dei cavi sottomarini. Le landing station, ovvero le infrastrutture a terra dove i cavi emergono dai fondali e si collegano alle reti terrestri, si trovano quasi sempre in prossimità di aree portuali o costiere ad alta densità industriale. Un attacco a un cavo nel tratto terminale, vicino alla costa, è molto più accessibile di un attacco in acque profonde e molto più difficile da attribuire. I cantieri navali abilitati alla riparazione rapida, i porti con capacità di dispiegamento di navi posacavi, le basi per droni di sorveglianza subacquea: sono tutti nodi dello stesso sistema di difesa che l’Europa sta cercando di costruire, con un ritardo che il Baltico ha reso impossibile ignorare.
Leonardo Parigi